Archive | November, 2013

25 Novembre – Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

20 Nov
Il 25 novembre alle ore 21.00 presso il Teatro Rossetti, in occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione n.54/134 del 17 dicembre 1999, Centro DonnAttiva Vasto con Akon Service ed il Comune di Vasto, invitano alla serata di sensibilizzazione “orme nella Luce” – Teatro Musicale liberamente tratto dal libro “ferite a morte” di Serena Dandini con:
– Raffaella Zaccagna_voce narrante
– Luca Raimondi e la PICCOLA UNDERGROUND ORCHESTRA_musiche originali
– Ottavio Festa_commento grafico pittorico
– Nicola Sammartino e Photorama Cupello_fotografia
– Giordano Marcianelli_web

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“Chiamarlo Amore non si può”: intervista a Rosa Tiziana Bruno

18 Nov

Ci sono quei progetti, quelle idee, quelle iniziative, a cui ci si affeziona, che si sposano con i tuoi di progetti e ideali, e quindi non si vuole e non si riesce a smettere di  parlarne.

Qualche giorno fa abbiamo sostenuto il contest #ChiamarloAmore, legato all’imminente uscita in libreria del libro “Chiamarlo Amore non si può”.

Abbiamo quindi deciso di parlare a tu per tu con una delle 23 autrici del libro; ecco la nostra intervista a Rosa Tiziana Bruno:

Rosa Tiziana Bruno, autrice ma non solo. Ci racconti un po’ di te?

R.Tiz_. BrunoSono una scrittrice, sociologa e insegnante. Faccio parte dell’ICWA (Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi). Ho pubblicato i miei libri in Italia, Spagna e USA. Inoltre scrivo nella rubrica Education 2.0 del Corriere della Sera online.

Infine mi occupo d’intercultura e conduco studi sull’uso della fiaba nella didattica.

Questo è il mio sito: www.rosatiziana.com

Com’è nata l’idea di un libro partecipato da 23 autrici?

E’ nata dalla fantasia di una nota scrittrice per ragazzi, Annamaria Piccione, che ha sentito l’esigenza di creare un’opera sul tema della violenza contro le donne, rivolta in special modo ai ragazzi e alle ragazze. In pochissimo tempo ha contattato alcune sue colleghe, compresa me, chiedendo ad ognuna di noi di offrire un racconto. Abbiamo accettato, con gioia, ed ecco che è nato «Chiamarlo amore non si può». Aggiungo, però, che il risultato ha superato le nostre aspettative. Il libro, infatti, risulta godibile ad ogni età, non solo per gli adolescenti. Diciamolo chiaramente, tutti noi abbiamo un gran bisogno di interrogarci sulla differenza tra l’amore e il non-amore.

Qualche anticipazione circa la parte che ha curato lei?

Il mio racconto è alquanto bizzarro e anche un po’ misterioso. Si tratta, infatti, di un’intervista “impossibile”, una di quelle che forse da bambini abbiamo spesso sognato di fare. La letteratura ha questo potere: si serve della fantasia per esplorare l’impossibile. Ed ecco servita l’intervista al personaggio fiabesco più famoso del mondo! Ovviamente non rivelo qui il suo nome, non è giusto togliere ai lettori il gusto della sorpresa. Posso però anticipare che l’intervista è ricca di colpi di scena, ambientata in un luogo che non siamo abituati a considerare fiabesco, un posto in cui non immagineremmo mai di trovare principi e principesse, tappeti volanti e lampade magiche, fate e gnomi.

Ma, al di là dell’ambientazione, la misteriosa intervista ci rivela in che modo è possibile guardare dentro noi stessi, esplorare le emozioni, attingendo ai testi delle fiabe classiche.

Il mio racconto è un breve percorso all’interno del concetto di dignità, perché credo che la dignità sia alla base di tutto. L’amore non può esistere se non abbiamo rispetto della dignità, nostra e altrui. Le fiabe possono aiutarci a riflettere su tutto questo, a qualunque età. Non sono storielle per bambini, come erroneamente credono molti, bensì opere letterarie che derivano da leggende antichissime. Racchiudono la saggezza del tempo, quella che tendiamo a dimenticare, presi dalla fretta di ogni giorno. Ci aiutano a compiere un piacevole percorso dentro noi stessi, dal quale uscire più consapevoli. E’ importante.

Nella corsa consumistica priva di senso, succede che i ragazzi restano preda di una grande insicurezza e non hanno coscienza delle loro emozioni.

Mi capita spesso di notare come i giovani assecondano reazioni istintive, che sfociano anche in atti violenti. I loro gesti assomigliano molto a quelli visti alla televisione o in internet.

Senza rendercene conto, stiamo togliendo ai ragazzi la possibilità di sviluppare la propria identità, nella piena consapevolezza di sé. Abbiamo creato un sistema assurdo che ci intrappola. Corriamo dietro a mille cose, senza fermarci mai.

Ma l’educazione ha bisogno di lentezza, cura, attenzione. Soprattutto l’educazione emotivo-relazionale, che attualmente è la più trascurata.

Ci preoccupiamo di insegnare algebra, informatica, inglese, ma quasi nessuno pensa all’amore. Eppure, se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo parlare d’amore.

Cos’è che distingue l’amore dal non-amore? Se non impariamo a conoscere l’amore, rischiamo di rimanere intrappolati in relazioni fatte di violenza psicologica o fisica, scambiando il dominio e il potere per affetto.

E’ necessaria un’educazione all’amore. Per amare e farsi amare bisogna conoscersi. La fiaba può essere un ottimo strumento per educare emozioni e sentimenti.

Dalle favole per bimbi alle tematiche della violenza di genere: prospettando un legame tra percorsi educativi a scuola ed in famiglia, e sensibilizzazione alla non violenza di genere, come si può pensare di dare un più forte risalto a questo tema di modo che possa essere parte integrante dei valori di futuri adulti? Come/ quanto parlare già in età pre-adolescenziale di educazione alla non violenza di genere?

Ribadisco che la lettura è uno degli strumenti privilegiati che abbiamo a disposizione per confrontarci sui temi importanti dell’esistenza. Avete idea del grande potere che è racchiuso nei libri? E’ immenso.

Purtroppo leggiamo poco, soprattutto in Italia, e lasciamo che la televisione ci trastulli, aiutandoci a non pensare. Siamo stanchi, a volte sfiduciati, spesso increduli. L’idea che ci pervade è che le cose non possono cambiare e, dunque, tanto vale non pensarci. Salvo, poi, tirare fuori la nostra rabbia repressa nei momenti più impensati, scagliandoci l’uno contro l’altro, magari contro la propria moglie o figlia o vicino di casa. Tutto questo ha un nome: «infelicità».

Ma non è l’unica strada che abbiamo davanti. Credo fermamente che ogni persona abbia la possibilità di essere felice. Prendiamoci la nostra felicità!

La letteratura ci viene incontro, perché è un potente strumento di gioia. Usiamolo.

Nei libri, nei buoni libri, c’è il racconto dei nostri limiti, delle nostre debolezze, ma anche l’invito a trovare una via d’uscita. La letteratura fiabesca, in particolare, ci guida alla scoperta di nuove possibilità, di nuove speranze, di altri mondi possibili. Negli ultimi decenni le fiabe, purtroppo, sono state mortificate nei loro contenuti, edulcorate e stravolte, per farne un prodotto cinematografico da intrattenimento. Quanti conoscono davvero la storia di Cenerentola, per esempio? La maggior parte di noi conosce soltanto la versione proiettata sui grandi schermi, che parla di scarpette di cristallo, zucche magiche e principi azzurri. Eppure si tratta di una delle opere letterarie più complesse e nobili che l’umanità abbia mai prodotto. Come tutte le altre fiabe, rappresenta molto bene il passaggio attraverso l’infelicità, che ognuno di noi sperimenta nella vita, ma lo fa senza trasmettere angoscia, aiutandoci a riflettere sui percorsi alternativi, sulle via d’uscita.

La violenza, a mio parere, nasce dall’infelicità e riporta all’infelicità, e questo passaggio nelle fiabe è illustrato molto bene.

Se vogliamo sconfiggere la violenza di genere, dobbiamo perciò riuscire a far luce nel nostro mondo interiore, pendere consapevolezza delle nostre emozioni per riuscire a viverle nel modo giusto, in armonia con il mondo intorno a noi. Dobbiamo ribaltare la situazione, trasformare l’insoddisfazione in una piena realizzazione di noi stessi.

In famiglia e a scuola, apriamo un libro di fiabe, leggiamolo insieme, adulti e ragazzi, ci farà bene. Soprattutto in classe, dove diventa sempre più difficile adeguare la didattica alla complessità del mondo, la fiaba può costituire un valido supporto.

Il racconto che ho inserito in questo libro ha proprio lo scopo di dimostrare come da una fiaba si possono trarre infiniti spunti di riflessione, avviando un dialogo intorno a temi importanti, compresa la violenza di genere.

Educare le emozioni, parlare d’amore, è essenziale, perché è l’amore che costruisce il mondo. Usiamo, dunque, lo strumento meraviglioso delle fiabe, andiamo in cerca dei loro testi originali, ci sorprenderanno.

Non esiste un’età in cui cominciare a parlare d’amore e non-amore, s’inizia da subito, già con i neonati, che ascoltano e recepiscono molto più di quanto noi presupponiamo.

Credo davvero che l’educazione emozionale sia l’unica vera soluzione contro la violenza.

Non possiamo che trovarci in linea con le tue parole e aspettiamo l’uscita di “Chiamarlo Amore non si può” il 25  novembre. Nel frattempo ecco il video legato a questo progetto di educazione alle emozioni

[Convegno] Progetto Penelope – 21 Novembre 2013 a Vasto

15 Nov

“Femminicidio e Violenza contro le donne.

Raccomandazioni europee, normativa nazionale e realtà locali di contrasto”.

che si terrà a VASTO – c/o Pinacoteca Palazzo d’Avalos

GIOVEDI’ 21 NOVEMBRE 2013 – dalle ore 9.30 alle ore 13.00

Evento organizzato nell’ambito del progetto PENELOPE  “PErcorsi e NEtwork per L’empOwerment e la Protezione delle vittime di violEnza”, finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 DPO_Convegno

Le azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne impongono l’impegno costante di tutte le forze istituzionali e del privato sociale. In tal senso, i temi del Convegno riguarderanno non solo un approfondimento sugli aspetti dell’impatto psico-sociale della violenza, ma anche un’analisi delle esperienze e delle metodologie del lavoro in rete.

In un momento storico di forte attenzione al tema e di attivazione di numerosi interventi, promossi a vario titolo e da più parti, appare fondamentale approfondire, alla luce delle Raccomandazioni e Convenzioni europee e della normativa nazionale e regionale in materia di violenza, la metodologia del lavoro di e in rete, unica metodologia che possa fronteggiare, accogliere la sofferenza e il disagio delle donne vittime di violenza di genere e modificare quei dati culturali e psicologici che portano, purtroppo spesso a minimizzare il problema, a catalogarlo come fatto privato e ad affrontarlo in modo poco ‘strutturato’.

L’evento è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Vasto e dall’Ordine degli Assistenti Sociali.

Scarica qui il programma del convegno

Scarica qui il modulo di iscrizione al convegno

Chiamarlo Amore non si può: raccontiamolo con le immagini…

14 Nov

you cannot call it loveUn contest per raccontare attraverso le immagini cosa possiamo chiamare amore e cosa invece non lo è .

Parte così il contest legato al libro  “Chiamarlo Amore non si può”, scritto da 23 autrici e in libreria dal 25 novembre 2013.

Riportiamo il testo che spiega come partecipare:

“Alla fine di novembre, esce nelle librerie italiane
“Chiamarlo Amore non si può”,
Il titolo del libro è da una canzone del grande Edoardo Bennato

23 scrittrici italiane raccontano storie di violenza contro le donne.
Vogliono che qualcosa cambi, che l’amore prenda il posto del dolore.
Il ricavato del libro sarà devoluto a AIDOS,
Associazione Internazionale di aiuto per le donne.

Quello che possiamo chiamare amore?
Cosa possiamo chiamare amore?
Proviamo a raccontarlo, con la fotografia, insieme alle scrittrici.
Le foto selezionate verranno esposte in una mostra collettiva
a Napoli, Italia, all’inizio del mese di dicembre.

Le regole:
Tag tua foto # ChiamarloAmore
La sfida inizia 14 novembre e termina alle 21 novembre (24.00 ora italiana)

La giuria sarà composta da:
@starklifephoto
@rianne69
@ilarysgrill
@mrsannino
@lozoodisimona

copertina libro