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Penelope: Convegno finale a Palazzo d’Avalos

27 Apr

Convegno Finale del Progetto Penelope:

 

TERRITORI A CONFRONTO NEL CONTRASTO DELLA VIOLENZA DI GENERE.

Risultati del progetto Penelope e prospettive future per i Centri Antiviolenza e le Reti locali d’intervento

05 MAGGIO 2015 – dalle ore 9.30 alle ore 13.30

Piazza L. V. Pudente, PINACOTECA PALAZZO D’AVALOS – VASTO

Convegno_Penelope penelope

Il Comune di Vasto, in partenariato con l’Associazione Ananke Onlus, sta gestendo da Novembre 2012 il progetto PENELOPE co-finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto, finanziato grazie ai fondi stanziati per l’attuazione del Piano Nazionale Antiviolenza del 2010, ha avuto lo scopo di potenziare i servizi rivolti alle vittime di violenza nelle città di Pescara e di Vasto.

 

Al termine del progetto numerose sono state le attività svolte e le buone prassi realizzate da mettere a sistema.

 

Scopo del Convegno è capire insieme alle istituzioni e ai decisori politici quali siano i processi programmatori in atto, quali le reali opportunità offerte alle donne per uscire dalla condizione di vittime e quali le possibilità di mettere a sistema nel contesto abruzzese le buone prassi realizzate dai Centri Antiviolenza di Pescara e Vasto nell’ambito del progetto PENELOPE.

La nostra Regione ha avviato un processo di riforma, non ancora concluso, della propria Legge regionale L.R. 31/2006 “Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per le donne maltrattate”.

Ha inoltre previsto, nel Piano Operativo FSE 2014-2020, misure di sostegno all’inserimento socio-lavorativo delle fasce svantaggiate e, tra esse, anche delle donne in uscita da vissuti di violenza.

Alla luce degli importanti cambiamenti in corso e delle opportunità offerte ai Centri Antiviolenza e alle Reti Antiviolenza Cittadine per il sostegno delle vittime, il Convegno è stato pensato come momento di riflessione condivisa sullo stato dell’arte in Abruzzo e come occasione di confronto con lo scenario nazionale.

Scarica l’invito

 

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Sui fondi per la lotta anti-violenza

2 Jul

Il dibattito a livello nazionale sulla questione dei finanziamenti ad hoc previsti dal decreto Femminicidio e dalla Legge di Stabilità, è ancora aperto. La conferenza Stato-regioni sta discutendo sui criteri di distribuzione dei 17 milioni di Euro, che verranno poi trasferiti alle Regioni e successivamente ai Comuni. Così, leggendo un post di Marina Terragni, viene facile riconoscersi nelle sue parole, che vogliamo riportare qui, ma senza togliervi  il gusto di leggere integralmente  quanto da lei scritto..ed i relativi commenti.erinna-640x882

Nel lavoro contro la violenza sessista la metodologia è tutto.

“Il metodo é basato sulla relazione tra donne, che stabilisce molto precisamente percorso e criteri dal momento delicatissimo dell’accoglienza, alla costruzione di un progetto non sulla donna ma con la donna, la quale resta la protagonista insostituibile del suo cammino di liberazione dalla violenza. E’ lei,  non le “esperte”, a stabilire i tempi del suo cammino, senza mai essere giudicata o eterodiretta. E’ lei ad attivare le sue risorse interiori, la sua forza e i suoi desideri, in un percorso condiviso con le altre che mettono a disposizione professionalità, esperienza ed empatia, ma soprattutto la voglia di condividere con la donna questo passaggio delicato della sua vita”.

Anche noi crediamo che sia solo questo il modo per contrastare violenza e femminicidio:  circa la questione fondi e Piano Nazionale…rimaniamo (anche noi) in attesa.

PH: www.direcontrolaviolenza.it

Le Dimenticanze…un piccolo reminder di Serena Dandini

22 May

Si sa, a volte le cose sfuggono…molto spesso non per volere di qualcuno, non intenzionalmente, non perché non si ritengono importanti: semplicemente sfuggono.

Così questa volta, anche questa volta, a fare da vocina di sottofondo, a fare da reminder c’ha pensato nuovamente la Dandini, sì la stessa di Ferite a Morte e la stessa di cui abbiamo accennato in riferimento al Progetto Pares.

Non è polemica la sua, nè vuol esserlo il nostro scriverne, è solo un modo per riaccendere la luce laddove è tornato il buio, là dove non ci s’è fermati a parlare, a riflettere e a prender decisioni.

dimenticanze serena dandini

Con questo spirito abbiamo pensato di riproporre il suo post “Dimenticanze” tratto dal blog Il Pane & le Rose che la Dandini ha sul magazine online ( ..stessa rubrica sul cartaceo) IoDonna.it

A oggi le Pari Opportunità non sono state ancora assegnate né a un ministero, né in delega: manca un punto di riferimento per coordinare le strategie necessarie e anche quelle già in atto rischiano di perdersi per strada. E il Piano nazionale antiviolenza non è stato ancora rinnovato.

Ecco perché l’associazione D.i.Re ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio chiede che sia rinnovato il Piano nazionale antiviolenza e che siano assegnati ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio i fondi previsti della legge n. 119 del 2013.

Così come Serena Dandini e come, ancor prima di lei, l’Associazione D.I.R.E., anche noi aspettiamo fiduciosi tali modifiche, una risposta, un momenti di confronto per non lasciare che le dimenticanze, danneggino quanto di buono  e grande fatto da chi ogni giorno si adopera per accogliere, contrastare, ascoltare chi è in difficoltà.

Infine ti lasciamo un filo, che ti servirà per seguire le conversazioni online a riguardo ..e magari per sbrogliare la matassa: con #pianoNazionaleAntiviolenza crei interazione e scrivi anche tu un pezzo di “dimenticanze” affinché non ci se ne dimentichi.

piano nazionale antiviolenza

 

 

 

 

DonnAttiva ed il Comune di Vasto ad un mese dal Convegno del Progetto PARES

19 May

Qualche settimana fa, ti parlavo del Progetto Pares e della partecipazione di DonnAttiva al convegno tenutosi a Scerne di Pineto.

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La notizia è che da quel momento non si è rimasti con le mani in mano: le attività di rilevazione del fenomeno della violenza di genere sui territori di Vasto e Pescara sono partite il 2 maggio : quest’azione mira a migliorare le procedure di integrazione di tutti i servizi di rete impegnati nel contrasto della violenza di genere.

Inoltre durante l’ultimo incontro della Rete Antiviolenza, è stato presentato il piano delle Attività della Rete che verrà portato avanti dal Comune di Vasto per l’annualità 2014.

Proprio durante quest’ultimo incontro, la Dott.ssa Roberta Pellegrino, ha presentato agli operatori sanitari le Linee guida per l’accoglienza e l’assistenza alle vittime di maltrattamenti, violenza domestica, violenza sessuale, stalking e abuso. Tali Linee guida sono state elaborate nell’ambito del progetto P.A.R.E.S. – Protezione Antiviolenza e Rilevazione in Emergenza Sanitaria, realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestito dal Centro Studi Sociali sull’infanzia e l’adolescenza dell’Associazione Focolare “Maria Regina” Onlus in collaborazione con la USL di Pescara.

Le principali azioni di questo progetto, sono:

  • la formazione di 40 professionisti sanitari e non, operanti presso gli Ospedali abruzzesi per la prima assistenza sanitaria alle vittime di violenza, presso il 118, nelle associazioni di volontariato in emergenza e presso le Questure;formazione di 40 professionisti sanitari e non, operanti presso gli Ospedali abruzzesi per la prima assistenza sanitaria alle vittime di violenza, presso il 118, nelle associazioni di volontariato in emergenza e presso le Questure;
  • l’attivazione di specifiche procedure di intervento per l’assistenza alle vittime di violenza e stalking all’interno dei Pronto Soccorso con la stesura di Linee guida adottate in via sperimentale dall’Azienda USL di Pescara ed estensibili alle altre ASL abruzzesi.

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L’intenzione è quella, dunque, di estendere l’esperienza pescarese, alla Rete Antiviolenza della Città del Vasto, coinvolgendo quindi, nel percorso di formazione e sperimentazione, operatori socio-sanitari facenti parte della Rete cittadina: Pronto Soccorso, Dipartimento di Salute mentale, Divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile di Vasto, il Consultorio familiare, il SerT della ASL N.2 ed i Servizi sociali comunali. 

Lo scopo della formazione degli operatori sanitari sulle Linee guida è garantire a chi ha subito violenza, maltrattamenti e abusi il diritto di trovare immediato soccorso in un luogo dove operatrici/operatori sanitari competenti sappiano garantire capacità di ascolto, di accoglienza e comprensione.

Regina José Galindo: la mostra contro la violenza sulle donne

7 May

Estoy Viva…significa sono viva ed è il grido di protesta dell’artista guatemalteca, Leone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come miglior giovane artista.

In occasione dell’opening, il 24 marzo su invito, l’artista guatemalteca ha realizzato Exalatión (Estoy viva), una performance inedita pensata per il PAC e per Milano. Un’azione intensa e poetica, un gesto di sospensione e di scambio simbolico tra artista e pubblico, metafora del legame, sempre presente nel lavoro di Galindo, tra arte, vita e morte.

La ricerca dell’artista sulla violenza, la privazione dei diritti e della libertà individuale è universale e incontra storie di ogni continente e realtà. Per questo tutti i visitatori potranno sostenere attraverso la mostra l’attività di Amnesty International scegliendo all’ingresso il biglietto donazione.

GALINDO

 

 

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Il PAC di Milano ospiterà la mostra fino all’ 8 Giugno. Estoy viva” è articolata in cinque sezioni, intese come categorie permeabili ed interdipendenti tra loro: Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte. Cinque macro emergenze tematiche che aprono un “dibattito” su  violenza, privazione dei diritti e alla libertà individuale, temi di interesse universali sia per uomini che per donne.

Il PAC è facilmente raggiungibile:

M1 Palestro o M3 Turati

info: PAC Milano

 

content: Francesca Tammarazio

photo credits : Pac Milano

“Chiamarlo Amore non si può”: intervista a Rosa Tiziana Bruno

18 Nov

Ci sono quei progetti, quelle idee, quelle iniziative, a cui ci si affeziona, che si sposano con i tuoi di progetti e ideali, e quindi non si vuole e non si riesce a smettere di  parlarne.

Qualche giorno fa abbiamo sostenuto il contest #ChiamarloAmore, legato all’imminente uscita in libreria del libro “Chiamarlo Amore non si può”.

Abbiamo quindi deciso di parlare a tu per tu con una delle 23 autrici del libro; ecco la nostra intervista a Rosa Tiziana Bruno:

Rosa Tiziana Bruno, autrice ma non solo. Ci racconti un po’ di te?

R.Tiz_. BrunoSono una scrittrice, sociologa e insegnante. Faccio parte dell’ICWA (Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi). Ho pubblicato i miei libri in Italia, Spagna e USA. Inoltre scrivo nella rubrica Education 2.0 del Corriere della Sera online.

Infine mi occupo d’intercultura e conduco studi sull’uso della fiaba nella didattica.

Questo è il mio sito: www.rosatiziana.com

Com’è nata l’idea di un libro partecipato da 23 autrici?

E’ nata dalla fantasia di una nota scrittrice per ragazzi, Annamaria Piccione, che ha sentito l’esigenza di creare un’opera sul tema della violenza contro le donne, rivolta in special modo ai ragazzi e alle ragazze. In pochissimo tempo ha contattato alcune sue colleghe, compresa me, chiedendo ad ognuna di noi di offrire un racconto. Abbiamo accettato, con gioia, ed ecco che è nato «Chiamarlo amore non si può». Aggiungo, però, che il risultato ha superato le nostre aspettative. Il libro, infatti, risulta godibile ad ogni età, non solo per gli adolescenti. Diciamolo chiaramente, tutti noi abbiamo un gran bisogno di interrogarci sulla differenza tra l’amore e il non-amore.

Qualche anticipazione circa la parte che ha curato lei?

Il mio racconto è alquanto bizzarro e anche un po’ misterioso. Si tratta, infatti, di un’intervista “impossibile”, una di quelle che forse da bambini abbiamo spesso sognato di fare. La letteratura ha questo potere: si serve della fantasia per esplorare l’impossibile. Ed ecco servita l’intervista al personaggio fiabesco più famoso del mondo! Ovviamente non rivelo qui il suo nome, non è giusto togliere ai lettori il gusto della sorpresa. Posso però anticipare che l’intervista è ricca di colpi di scena, ambientata in un luogo che non siamo abituati a considerare fiabesco, un posto in cui non immagineremmo mai di trovare principi e principesse, tappeti volanti e lampade magiche, fate e gnomi.

Ma, al di là dell’ambientazione, la misteriosa intervista ci rivela in che modo è possibile guardare dentro noi stessi, esplorare le emozioni, attingendo ai testi delle fiabe classiche.

Il mio racconto è un breve percorso all’interno del concetto di dignità, perché credo che la dignità sia alla base di tutto. L’amore non può esistere se non abbiamo rispetto della dignità, nostra e altrui. Le fiabe possono aiutarci a riflettere su tutto questo, a qualunque età. Non sono storielle per bambini, come erroneamente credono molti, bensì opere letterarie che derivano da leggende antichissime. Racchiudono la saggezza del tempo, quella che tendiamo a dimenticare, presi dalla fretta di ogni giorno. Ci aiutano a compiere un piacevole percorso dentro noi stessi, dal quale uscire più consapevoli. E’ importante.

Nella corsa consumistica priva di senso, succede che i ragazzi restano preda di una grande insicurezza e non hanno coscienza delle loro emozioni.

Mi capita spesso di notare come i giovani assecondano reazioni istintive, che sfociano anche in atti violenti. I loro gesti assomigliano molto a quelli visti alla televisione o in internet.

Senza rendercene conto, stiamo togliendo ai ragazzi la possibilità di sviluppare la propria identità, nella piena consapevolezza di sé. Abbiamo creato un sistema assurdo che ci intrappola. Corriamo dietro a mille cose, senza fermarci mai.

Ma l’educazione ha bisogno di lentezza, cura, attenzione. Soprattutto l’educazione emotivo-relazionale, che attualmente è la più trascurata.

Ci preoccupiamo di insegnare algebra, informatica, inglese, ma quasi nessuno pensa all’amore. Eppure, se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo parlare d’amore.

Cos’è che distingue l’amore dal non-amore? Se non impariamo a conoscere l’amore, rischiamo di rimanere intrappolati in relazioni fatte di violenza psicologica o fisica, scambiando il dominio e il potere per affetto.

E’ necessaria un’educazione all’amore. Per amare e farsi amare bisogna conoscersi. La fiaba può essere un ottimo strumento per educare emozioni e sentimenti.

Dalle favole per bimbi alle tematiche della violenza di genere: prospettando un legame tra percorsi educativi a scuola ed in famiglia, e sensibilizzazione alla non violenza di genere, come si può pensare di dare un più forte risalto a questo tema di modo che possa essere parte integrante dei valori di futuri adulti? Come/ quanto parlare già in età pre-adolescenziale di educazione alla non violenza di genere?

Ribadisco che la lettura è uno degli strumenti privilegiati che abbiamo a disposizione per confrontarci sui temi importanti dell’esistenza. Avete idea del grande potere che è racchiuso nei libri? E’ immenso.

Purtroppo leggiamo poco, soprattutto in Italia, e lasciamo che la televisione ci trastulli, aiutandoci a non pensare. Siamo stanchi, a volte sfiduciati, spesso increduli. L’idea che ci pervade è che le cose non possono cambiare e, dunque, tanto vale non pensarci. Salvo, poi, tirare fuori la nostra rabbia repressa nei momenti più impensati, scagliandoci l’uno contro l’altro, magari contro la propria moglie o figlia o vicino di casa. Tutto questo ha un nome: «infelicità».

Ma non è l’unica strada che abbiamo davanti. Credo fermamente che ogni persona abbia la possibilità di essere felice. Prendiamoci la nostra felicità!

La letteratura ci viene incontro, perché è un potente strumento di gioia. Usiamolo.

Nei libri, nei buoni libri, c’è il racconto dei nostri limiti, delle nostre debolezze, ma anche l’invito a trovare una via d’uscita. La letteratura fiabesca, in particolare, ci guida alla scoperta di nuove possibilità, di nuove speranze, di altri mondi possibili. Negli ultimi decenni le fiabe, purtroppo, sono state mortificate nei loro contenuti, edulcorate e stravolte, per farne un prodotto cinematografico da intrattenimento. Quanti conoscono davvero la storia di Cenerentola, per esempio? La maggior parte di noi conosce soltanto la versione proiettata sui grandi schermi, che parla di scarpette di cristallo, zucche magiche e principi azzurri. Eppure si tratta di una delle opere letterarie più complesse e nobili che l’umanità abbia mai prodotto. Come tutte le altre fiabe, rappresenta molto bene il passaggio attraverso l’infelicità, che ognuno di noi sperimenta nella vita, ma lo fa senza trasmettere angoscia, aiutandoci a riflettere sui percorsi alternativi, sulle via d’uscita.

La violenza, a mio parere, nasce dall’infelicità e riporta all’infelicità, e questo passaggio nelle fiabe è illustrato molto bene.

Se vogliamo sconfiggere la violenza di genere, dobbiamo perciò riuscire a far luce nel nostro mondo interiore, pendere consapevolezza delle nostre emozioni per riuscire a viverle nel modo giusto, in armonia con il mondo intorno a noi. Dobbiamo ribaltare la situazione, trasformare l’insoddisfazione in una piena realizzazione di noi stessi.

In famiglia e a scuola, apriamo un libro di fiabe, leggiamolo insieme, adulti e ragazzi, ci farà bene. Soprattutto in classe, dove diventa sempre più difficile adeguare la didattica alla complessità del mondo, la fiaba può costituire un valido supporto.

Il racconto che ho inserito in questo libro ha proprio lo scopo di dimostrare come da una fiaba si possono trarre infiniti spunti di riflessione, avviando un dialogo intorno a temi importanti, compresa la violenza di genere.

Educare le emozioni, parlare d’amore, è essenziale, perché è l’amore che costruisce il mondo. Usiamo, dunque, lo strumento meraviglioso delle fiabe, andiamo in cerca dei loro testi originali, ci sorprenderanno.

Non esiste un’età in cui cominciare a parlare d’amore e non-amore, s’inizia da subito, già con i neonati, che ascoltano e recepiscono molto più di quanto noi presupponiamo.

Credo davvero che l’educazione emozionale sia l’unica vera soluzione contro la violenza.

Non possiamo che trovarci in linea con le tue parole e aspettiamo l’uscita di “Chiamarlo Amore non si può” il 25  novembre. Nel frattempo ecco il video legato a questo progetto di educazione alle emozioni

Chiamarlo Amore non si può: raccontiamolo con le immagini…

14 Nov

you cannot call it loveUn contest per raccontare attraverso le immagini cosa possiamo chiamare amore e cosa invece non lo è .

Parte così il contest legato al libro  “Chiamarlo Amore non si può”, scritto da 23 autrici e in libreria dal 25 novembre 2013.

Riportiamo il testo che spiega come partecipare:

“Alla fine di novembre, esce nelle librerie italiane
“Chiamarlo Amore non si può”,
Il titolo del libro è da una canzone del grande Edoardo Bennato

23 scrittrici italiane raccontano storie di violenza contro le donne.
Vogliono che qualcosa cambi, che l’amore prenda il posto del dolore.
Il ricavato del libro sarà devoluto a AIDOS,
Associazione Internazionale di aiuto per le donne.

Quello che possiamo chiamare amore?
Cosa possiamo chiamare amore?
Proviamo a raccontarlo, con la fotografia, insieme alle scrittrici.
Le foto selezionate verranno esposte in una mostra collettiva
a Napoli, Italia, all’inizio del mese di dicembre.

Le regole:
Tag tua foto # ChiamarloAmore
La sfida inizia 14 novembre e termina alle 21 novembre (24.00 ora italiana)

La giuria sarà composta da:
@starklifephoto
@rianne69
@ilarysgrill
@mrsannino
@lozoodisimona

copertina libro

Quando guidare per una DONNA, è reato..

28 Oct

Succede in  Arabia Saudita ma nello specifico succede su web…tra you tube e  vari portali di informazione.

Così leggiamo su euronews.com:

“Guidare contro la discriminazione sessuale: è il senso della protesta che era stata indetta per oggi in Arabia Saudita, anticipata da una serie di video postati sui social network, che mostrano donne alla guida in violazione del divieto..

L’idea era che tutte le donne munite di patente internazionale si mettessero al volante, per un sabato di protesta nazionale: non è andata così perché è intervenuto il Ministero dell’Interno, che ha minacciato arresti. La manifestazione è quindi stata annullata, anche se alcune donne si sono comunque filmate alla guida…”

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E ancora ” Dio non ha detto che non posso guidare..” si legge dall’articolo di Manuela Campitelli

La campagna indetta per il 26 ottobre (il cui sito è stato per “ovvie” ragioni oscurato..) non è il primo tentativo di rivolta. Un’altra data era stata destinata nel 2011.  La “rivolta” di sabato scorso è stata in qualche modo e per ovvie ragioni sabotata, hackerata..Non ci stupiamo di questo, ma come al solito, chi fermamente crede in quel che fa, nella giustizia e nella libertà va’ avanti, non si lascia intimidire da un sito oscurato… Noi rispondiamo così, con i primi 3 articoli della Dichiarazione  Universale dei Diritti dell’Uomo:

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.